Condanna a 17 anni per l’omicidio di Eufemia Rossi

Il Gup (Giudice per le Udienze Preliminari) del tribunale di Udine, Paolo Milocco, al termine del processo celebrato con rito abbreviato condizionato, ha condannato a 17 anni di reclusione Gianni Lirussi (65 anni), assicuratore in pensione, per l’omicidio della compagna, Eufemia Rossi, (56 anni) trovata morta il 2 aprile 2010 con il cranio sfondato lungo il canale Cavrato a Cesarolo di San Michele al Tagliamento.

Palazzo del Tribunale di Udine
Palazzo del Tribunale di Udine

Lirussi, fermato poche ore dopo, aveva in seguito ammesso di aver ucciso la convivente al termine di un litigio, nel garage della sua abitazione e di  averne poi abbandonato il corpo.

L’imputato, detenuto in carcere dall’aprile scorso, ha rinunciato a comparire in aula, dove, ad attendere la sentenza c’era la sorella della vittima.

La pubblica accusa, rappresentata dal PM Maria Caterina Pace, aveva chiesto la condanna all’ergastolo diminuita a 30 anni di reclusione per il rito abbreviato, contestando all’accusato, l’omicidio volontario aggravato da futili motivi ed occultamento di cadavere.

L’avvocato difensore Daniela Lizzi aveva invece invocato l’omicidio preterintenzionale, le attenuanti generiche, l’esclusione dei futili motivi ed il riconoscimento della temporanea riduzione della capacità di intendere e di volere, sostenendo che egli aveva agito accecato dall’ira in seguito a una provocazione che lo aveva colpito nei suoi affetti più cari, quando durante la lite, la convivente, dopo aver rotto un piatto appartenuto al padre di Lirussi, ne avrebbe denigrato la figura paterna, cui egli era particolarmente legato.
La difesa, producendo i risultati di ben otto test psicologici effettuati sull’imputato e le perizie depositate dai propri consulenti, ha voluto infatti dimostrare come Lirussi avesse difficoltà a dominare gli impulsi e la rabbia in situazioni di stress.

Il giudice, nell’escludere l’aggravante, ha condannato l’imputato a 16 anni per l’omicidio e uno per l’occultamento di cadavere ed ha riconosciuto il risarcimento danni alle due parti civili costituite, 100 mila euro alla madre e 40 mila alla sorella della vittima, che avevano chiesto 500 mila euro di danni ciascuna.

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